COVID 19 – SOSPENSIONE ATTIVITA’ LAVORATIVE

Nella giornata di sabato 11 aprile è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM del 10 aprile che, sostituendo le precedenti disposizioni in vigore fino al 13 aprile, ha, per il periodo dal 14.04.2020 al 03.05.2020, deciso di:

  1. sospendere tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate in apposito elenco allegato al DPCM.

E’ peraltro possibile l’ attività lavorativa se organizzata in modalità a distanza o lavoro agile.

Resta altresì consentita ogni attività funzionale ad assicurare la continuità delle attività non sospese (c.d. attività di filiera) previa comunicazione al Prefetto che può sospendere l’ attività qualora  ritenga che non ne sussistano le condizioni (fino all’adozione dei provvedimenti di   sospensione l’ attività è da considerarsi legittimamente esercitata sulla base della comunicazione resa).

Le imprese le cui attività sono sospese per effetto del presente decreto possono:

completare, entro 3 gironi dal 14 aprile 2020, le attività necessarie alla sospensione (compresa la spedizione della merce in giacenza);

previa comunicazione al Prefetto, permettere l’ accesso ai locali aziendali da parte di personale dipendente o terzi  delegati  per  lo  svolgimento  di  attività di vigilanza, attività conservative e di manutenzione, gestione  dei pagamenti e attività di pulizia e   sanificazione

previa comunicazione al Prefetto, effettuare la spedizione verso terzi di merci giacenti in magazzino e la ricezione in magazzino di beni e forniture.

Le attività professionali non sono sospese.

Le imprese le cui attività non sono sospese continuano a dover applicare le limitazioni previste dal DPCM 11.03.2020 e il rispetto delle misure previste dall’ accordo del 14.03.2020 (vedasi COVID 19 circolare 4).

Sono comunque consentite le attività che erogano servizi di pubblica utilità e i servizi essenziali.

E’ sempre consentita l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici nonché di prodotti agricoli e alimentari.

Resta altresì consentita ogni attività comunque funzionale a fronteggiare l’emergenza.

Sono consentite le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti (previa comunicazione al Prefetto).

Continuano ed essere sospese le attività dei servizi di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), ad esclusione delle mense e del catering continuativo  su  base  contrattuale (che garantiscono la distanza di sicurezza  interpersonale di un metro) e della ristorazione con consegna a domicilio (nel rispetto  delle  norme  igienico-sanitarie  sia  per  l’attività di confezionamento che di trasporto).

  1. non sospendere le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità indicate in apposito elenco allegato al DPCM (sia   nell’ambito   degli esercizi commerciali di vicinato, sia, a determinate condizioni, nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali).

Continuano a rimanere aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie e le parafarmacie.

  1. vietare a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati dal comune in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.

Pertanto, non è più consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza (ivi compreso ogni spostamento verso abitazioni diverse da quella principale comprese le seconde case utilizzate per vacanza

Gli spostamenti all’ interno di tutto il territorio nazionale continueranno ad essere consentiti solamente per certe e comprovate esigenze di salute, lavoro e necessità impellenti.

In tutti questi casi sarà necessario compilare e sottoscrivere apposita autocertificazione (https://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/nuovo_modello_autodichiarazione_26.03.2020_editabile.pdf)

La violazione delle prescrizioni è punita con la sanzione amministrativa da €.400 a €.3.000 (€.4.000 se la violazione avviene mediante l’ utilizzo di un veicolo). Resta comunque inteso che pene più severe potranno essere comminate a chi adotterà comportamenti che configurino più gravi ipotesi di reato quali, ad esempio il mancato rispetto della quarantena per chi è risultato positivo al Covid-19.

COVID 19 – PAGAMENTO F24

(D.L. 23 del 08.04.2020 – G.U. n. 94 del 08.04.2020 – INPS, Circolare n. 52 del 09.04.2020 – INPS, Messaggio n. 1374 del 25.03.2020 – Agenzia delle Entrate, Circolare n. 9/E del 13.04.2020)

Il D.L. 23 del 08.04.2020 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’ 08 aprile ed entrato il vigore il giorno successivo) ha previsto quanto segue:

F24 in scadenza il 20.03.2020: gli F24 la cui scadenza è stata prorogata dal 16 al 20 marzo potranno essere pagati entro il 16 aprile 2020 senza alcun aggravio di interessi o sanzioni (trattasi di fatto di un’ ulteriore proroga della scadenza del 16 marzo).

F24 in scadenza il 16.04.2020:

  1. continuano ad essere sospesi al 30 aprile 2020 i pagamenti delle ritenute fiscali e previdenziali (INPS e INAIL) nei confronti delle aziende che svolgono particolari attività tra cui:
  • ristorazione, gelaterie, pasticcerie, pub e bar;
  • imprese turistico-recettive, agenzie di viaggio e turismo e i tour operator;
  • ricevitorie del lotto, scommesse, ecc.;
  • organizzazione di fiere, eventi, corsi, ecc.;
  • trasporto persone e merci (comprese gestione funivie, cabinovie, seggiovie e ski-lift).

Questi contribuenti, relativamente alla sospensione dell’ IVA in scadenza il 16.04.2020 e dell’ F24 in scadenza il 16.05.2020 dovranno far riferimento ai requisiti richiesti agli altri soggetti (vedasi punti successivi).

  1. contribuenti con volume d’ affari non superiore a 50 milioni di euro nel periodo d’ imposta 2019 e che hanno subito una diminuzione dei ricavi o dei corrispettivi di almeno il 33% nel mese di marzo 2020 rispetto  allo  stesso mese del precedente periodo d’imposta: sono sospesi il pagamento dell’ IVA e i pagamenti delle ritenute fiscali in qualità di sostituto d’ imposta e previdenziali (INPS e INAIL).

Analogo raffronto (mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del 2019) dovrà essere effettuato per beneficiare della sospensione dell’ F24 in scadenza il 16.05.2020.

Gli stessi parametri, indipendentemente dal volume d’ affari, trovano applicazione per i contribuenti  che hanno sede legale o operativa nelle province di Bergamo, Lodi, Cremona e Piacenza.

  1. contribuenti con volume d’ affari superiore a 50 milioni di euro nel periodo d’ imposta 2019 e che hanno subito una diminuzione dei ricavi o dei corrispettivi di almeno il 50% nel mese di marzo 2020 rispetto  allo  stesso mese del precedente periodo d’imposta: sono sospesi il pagamento dell’ IVA e i pagamenti delle ritenute fiscali in qualità di sostituto d’ imposta e previdenziali (INPS e INAIL).

Analogo raffronto (mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del 2019) dovrà essere effettuato per beneficiare della sospensione dell’ F24 in scadenza il 16.05.2020. 

Avvertenze:

  • I versamenti sono sospesi anche per i contribuenti che hanno intrapreso l’attività di impresa, di arte o professione, in data successiva al 31 marzo 2019;
  • l’ Agenzia delle Entrate ha precisato che il D.L. fa riferimento a operazioni che hanno partecipato alle liquidazioni periodiche IVA dei mesi in esame;
  • sarà possibile, in funzione della riduzione di compensi o ricavi, beneficiare della sospensione anche solo di uno dei due F24.

I versamenti sospesi saranno effettuati in un’ unica soluzione entro il 30 giugno 2020 oppure in 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di giugno 2020.

COVID 19 – AMMORTIZZATORI SOCIALI

(D.L. 18 del 17.03.2020 – G.U. n. 70 del 17.03.2020 – D.L. 23 del 08.04.2020 – G.U. n. 94 del 08.04.2020 – Ministero del Lavoro, Decreto n. 3 del 24.03.2020 – Ministero del Lavoro, Circolare n. 8 del 08.04.2020 – INPS, Circolari nn. 47 del 28.03.2020 e 48 del 29.03.2020, – INPS, Messaggi nn. 1281 del 20.03.2020, 1321 del 23.03.2020, 1478 del 02.04.2020, 1508 del 06.04.2020 e 1525 del 07.04.2020)

  In attesa di poter analizzare nel dettaglio le misure in tema di Ammortizzatori Sociali una volta che queste saranno temporaneamente consolidate, con la presente, oltre a riepilogare gli innumerevoli interventi normativi e di prassi intervenuti sino ad ora, esaminiamo la Circolare INPS dello scorso 28 marzo che introduce le modalità operative al momento da adottare da parte dei datori di lavoro operanti su tutto il territorio nazionale, che hanno dovuto interrompere o ridurre l’attività produttiva per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Disposizioni comuni:

  • le domande possono essere trasmesse con la nuova causale denominata “COVID-19 nazionale”, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020 e per una durata massima di 9 settimane;
  • l’intervento con causale “COVID-19 nazionale” non soggiace all’obbligo di pagamento del contributo addizionale all’ INPS e non rientra nel limite delle 52 settimane nel biennio mobile o delle 26 settimane nel biennio mobile per l’assegno ordinario garantito dal Fondo di integrazione salariale;
  • sono previste procedure semplificate per l’ accesso all’ ammortizzatore, fermo restando l’informazione, la consultazione e l’esame congiunto in sede sindacale che devono essere svolti, anche in via telematica, entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva (all’atto della presentazione della domanda di concessione dell’ ammortizzatore, non deve essere data comunicazione all’INPS dell’esecuzione degli adempimenti di cui sopra, e l’Istituto potrà procedere alla adozione del provvedimento autorizzatorio, ove rispettati tutti gli altri requisiti);
  • la presentazione delle domande all’ INPS dovrà avvenire entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa (per il periodo dal 23.02 al 23.03 il termine di 4 mesi decorre dal 23.03);
  • all’ atto di presentazione della domanda non dovrà essere fornita alcuna prova in ordine alla transitorietà dell’evento e alla ripresa dell’attività lavorativa né, tantomeno, dimostrare la sussistenza del requisito di non imputabilità dell’evento stesso all’imprenditore o ai lavoratori.

Conseguentemente, non dovrà essere allegata alla domanda la relazione tecnica, ma solo l’elenco dei lavoratori destinatari;

  • rimane inalterata la possibilità per l’azienda di anticipare le prestazioni, così come, in via di eccezione, la possibilità di richiedere il pagamento diretto da parte dell’INPS (sarà possibile chiedere il pagamento diretto senza obbligo di produzione della documentazione comprovante le difficoltà finanziarie dell’impresa);
  • sarà possibile, per le aziende che hanno già in corso un’autorizzazione di CIGO o di assegno ordinario o hanno presentato domanda di CIGO o di assegno ordinario non ancora autorizzata, richiedere comunque la CIGO o l’assegno ordinario con causale “COVID-19 nazionale” (anche per periodi già autorizzati o per periodi oggetto di domande già presentate e non ancora definite);
  • l’eventuale presenza di ferie pregresse non è ostativa all’eventuale accoglimento dell’istanza.

A) Cassa integrazione salariale ordinaria (CIGO): riferita alle aziende nei cui confronti trova applicazione, ai sensi dell’articolo 10 del D.lgs. 148/2015, la Cassa Integrazione Ordinaria.

B) Fondo di integrazione salariale (FIS): riferito ai datori di lavoro con più di cinque dipendenti che non rientrano nell’ambito di applicazione della CIGO e della CIGS.

Durante il periodo di percezione dell’assegno ordinario non è erogata la prestazione accessoria degli assegni al nucleo familiare.

C) Assegno ordinario dei Fondi bilaterali di cui all’articolo 26 del D.lgs n. 148/2015 e Fondi Trentino e Bolzano-Alto Adige

Ciascuna domanda di accesso all’assegno ordinario, per la causale “COVID-19 nazionale”, può essere accolta nei limiti dei tetti aziendali previsti dai regolamenti dei rispettivi Fondi.

Nei casi in cui l’accesso alla prestazione di assegno ordinario sia subordinato al preventivo espletamento delle procedure sindacali con obbligo di accordo aziendale, ai fini dell’accoglimento dell’istanza, sarà ritenuto valido anche un accordo stipulato in data successiva alla domanda. 

C.1) Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato

Il Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato non prevede limiti dimensionali e che non rileva se l’azienda sia in regola con il versamento della contribuzione al Fondo.

Pertanto, in conclusione, l’unico requisito rilevante ai fini dell’accesso all’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19” è l’ambito di applicazione soggettivo del datore di lavoro, con codice di autorizzazione “7B”.

La domanda di accesso alle prestazioni per il Fondo non deve essere presentata all’INPS, ma direttamente al Fondo.

D) Cassa integrazione in deroga

Le Regioni e le Province autonome interessate possono riconoscere trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo non superiore a nove settimaneper i quali non trovano applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario, in costanza di rapporto di lavoro.

Pertanto, potranno accedere alla prestazione in parola le aziende che, avendo diritto solo alla CIGS, non possono accedere ad un ammortizzatore ordinario con causale “COVID-19 nazionale” (a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo si ricorda che rientrano nella fattispecie descritta le aziende del commercio e le agenzie di viaggio e turismo sopra i 50 dipendenti) mentre sono esclusi dall’applicazione della misura in esame i datori di lavoro domestico.

L’accesso dei lavoratori intermittenti al trattamento in deroga è riconosciuto nei limiti delle giornate di lavoro effettuate in base alla media dei 12 mesi precedenti.

Inoltre, i datori di lavoro con dimensioni aziendali fino ai 5 dipendenti sono esonerati dall’accordo sindacale.

Infine, la disposizione riconosce ai beneficiari dei trattamenti in argomento la contribuzione figurativa e i relativi oneri accessori (ANF) ove spettanti.

D.1) Aziende plurilocalizzate: nel caso di datori di lavoro richiedenti la prestazione con unità produttive site in cinque o più Regioni o Province autonome il provvedimento di concessione è emanato con decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali

Infine, il D.L. 23 del 08.04.2020 ha previsto l’ estensione degli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori assunti nel periodo dal 24 febbraio al 17 marzo.

Ulteriori novità, che ci riserviamo di analizzare nelle prossime comunicazioni, sono previste dalla conversione in legge del D.L. 18 del 17.03.2020 e, presumibilmente, anche del sopraccitato D.L. 23/2020.

COVID 19 – PREMIO AI LAVORATORI

(D.L. n 18 del 17.03.2020 – G.U. n. 70 del 17.03.2020 – Agenzia delle Entrate, Risoluzioni nn. 17/E del 31.03.2020 e 18/E del 09.10.2020)

Il DL n. 18 dello scorso 17 marzo (al momento in approvazione in Parlamento) ha previsto un “premio ai lavoratori dipendenti” che nel mese di marzo abbiano lavorato nella consueta sede di lavoro.

Il premio:

  • è pari ad €. 100 rapportato al numero di giorni di lavoro svolti presso la sede di lavoro.

Pertanto dovrà essere calcolato mettendo in rapporto le ore lavorate con quelle lavorabili.

In alternativa, (l’ Agenzia delle Entrate consente entrambi i sistemi di calcolo) il rapporto potrà essere effettuato facendo riferimento alle giornate di presenza al lavoro  rispetto alle giornate lavorabili.

  • nel calcolo restano escluse le giornate lavorate in telelavoro o smart-working oppure di assenza al lavoro (ferie, malattia, permessi retribuiti, congedi, ecc.)
  • non concorre alla formazione del reddito;
  • non è rapportato ai part-time;
  • spetta ai lavoratori subordinati che nel 2019 abbiano percepito redditi da lavoro dipendenti per importo non superiore a €. 40.000 (qualora l’ attuale datore di lavoro non sia lo stesso del 2019 sarà il lavoratore che dovrà attestare con apposita autodichiarazione la presenza del requisito reddituale);
  • in presenza di più contratti part-time il lavoratore individuerà il datore di lavoro che erogherà il premio e gli dichiarerà le giornate di lavoro effettuate presso l’ altro datore di lavoro;
  • potrà essere effettuato a decorrere dalla retribuzione di marzo e, comunque, entro l’ effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno;
  • è integralmente recuperato in F24 utilizzando il codice 1699 denominato “Recupero da parte dei sostituti d’imposta del premio erogato ai sensi dell’articolo 63 del decreto-legge n. 18 del 2020” con le stesse modalità previste dal c.d. “Bonus Renzi” (non è soggetto a vincoli di compensazione)

COVID 19 –LAVORO DOMESTICO

(INPS, Comunicato Stampa del 20.03.2020 – Assindatcolf, sito internet)

L’ associazione sindacale dei datori di lavoro domestico (Assindatoclf) sul proprio sito internet ha precisato che:

  • colf, badanti e baby-sitter potranno continuare a svolgere la loro attività lavorativa in tutto il territorio nazionale;
  • viceversa, nell’ eventualità l’ attività lavorativa che sia stata sospesa potrà essere concordato, al termine e/o in alternativa delle ferie, un congedo non retribuito (in attesa che i collaboratori domestici rientrino nell’ ambito di applicazione degli ammortizzatori sociali).

Resta inteso che, al fine di agevolare i collaboratori familiari che si trovino senza reddito, sarà sempre possibile anticipare loro il TFR (in tutto o in parte).

Infine, l’ INPS ha ricordato che i contributi dovuti dai datori di lavoro domestico in scadenza nel periodo dal 23.02.2020 al 31.05.2020 potranno essere versati entro il prossimo 10 giugno (salvo ulteriori proroghe).

INTERVENTI GIURISPRUDENZIALI

(Corte di Cassazione, Sez. Civile, sentenze nn. 3647 del 07.02.2019, 3822 del 08.02.2019, 4233 del 13.02.2019, 4670 del 18.02.2019,  4943 del 20.02.2019 e 5177 del 21.02.2019)

  Come consuetudine, proseguiamo con la disamina degli interventi della Corte di Cassazione in tema di gestione del rapporto di lavoro. 

In particolare, vale la pena evidenziare le seguenti massime che si riportano pressoché integralmente:

  • la revoca del licenziamento non richiede la forma scritta atteso il principio per cui i negozi risolutori degli effetti di atti che richiedono – come il licenziamento – la forma scritta non sono assoggettati ad identici requisiti formali, in ragione dell’autonomia negoziale, di cui la libertà di forma costituisce, in mancanza di diversa prescrizione legale, significativa espressione e parimenti libera, per le medesime ragioni, la forma dell’accettazione, da parte del lavoratore, della revoca del licenziamento, che può avvenire anche in forma tacita o presunta;
  • chi impugna un licenziamento deducendo che esso si è realizzato senza il rispetto della forma prescritta ha l’onere di provare, oltre la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, il fatto costitutivo della sua domanda rappresentato dalla manifestazione di detta volontà datoriale, anche se realizzata con comportamenti concludenti;
  • qualora il lavoratore deduca di essere stato licenziato oralmente e faccia valere in giudizio la inefficacia o invalidità di tale licenziamento, ha l’onere di provare la sua estromissione dal rapporto, restando a carico di parte datoriale che eccepisca una diversa causa di estinzione del rapporto medesimo, di dimostrare i fatti costitutivi su cui l’eccezione si fonda. L’onere che fa capo al lavoratore non è limitato alla prova della estinzione del rapporto ma attiene alla estromissione dal rapporto e dal posto di lavoro, il che equivale al rifiuto di parte datoriale di ricevere la prestazione. è difatti l’estromissione del lavoratore dal posto di lavoro che inverte l’onere probatorio, ponendo a carico del datore l’onere di provare un fatto estintivo del rapporto diverso dal licenziamento;
  • è da considerarsi pienamente legittimo il controllo di un’ agenzia investigativa finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi ex L. n. 104 del 1992 dal momento che lo stesso non riguarda l’adempimento della prestazione, essendo effettuato al di fuori dell’orario di lavoro ed in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere tale prestazione. In conseguenza sono utilizzabili gli esiti di tale investigazione e le dichiarazioni testimoniali rese dagli investigatori che hanno effettuato i controlli; 
  • è evidente che mentre le attività in genere necessarie per l’espletamento del mandato sindacale non sono controllabili, ma comunque censurabili specie laddove si accerti che il permesso (anche L. n. 300 del 1970, ex art. 23) venga utilizzato per fini personali, la partecipazione alle riunioni degli organi direttivi può essere naturalmente controllabile ed in caso di accertata mancata partecipazione certamente sanzionabile da parte del datore di lavoro;
  • in tema di trasferimento di azienda, l’art. 2112 c.c., comma 4, nel disporre che il trasferimento non può essere di per sé ragione giustificativa di licenziamento, aggiunge che l’alienante conserva il potere di recesso attribuitogli dalla normativa generale; ne consegue che il trasferimento di azienda non può impedire il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, sempre che questo abbia fondamento nella struttura aziendale, e non nella connessione con il trasferimento o nella finalità di agevolarlo.

COEFFICIENTE DI RIVALUTAZIONE DEL T.F.R.

L’ Istat ha reso noto il coefficiente di rivalutazione del trattamento di fine rapporto relativo al periodo dal 15.02.2020 al 14.03.2020. 

Il coefficiente è pari a 0,250000 %.

Nell’augurarvi un buon lavoro, restiamo a Vostra disposizione per ogni ulteriore chiarimento in merito alla presente circolare.

LO STUDIO